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    Innesti

    Dal post del gruppo facebook (INNESTARE PIANTE DA FRUTTO):

    Per innestare non è sufficiente imitare alcune foto o qualche video visto sul web ma è necessario comprendere bene cosa bisogna fare e perchè. Non vi spiegherò qui direttamente ogni singolo accorgimento però come ottima base di partenza vi spiego COSA deve combaciare in un innesto: LE PARTI CAMBIALI. Nei tessuti di due soggetti tra loro affini e che si andranno ad unire, se non combaciano alla perfezione tali parti cambiali è inutile perdere tempo. Esse si trovano tra floema (corteccia) e xylema (legno interno) e nelle immagini che metto sotto sono chiamate "cambio".
    Essenziale l'utilizzo di arnesi con lame molto bene affilate e pulite/disinfettate. Le porzioni di tessuto che andremo a far combaciare non devono subire contaminazioni e le legature devono essere ben salde per evitare l'ingresso di umidità e patogeni ma al tempo stesso devono consentire il transito di linfa nei tessuti senza strozzarli. Un innesto si esegue unendo due parti essenziali, la marza o la gemma ad un portinnesto. La marza o nesto è la porzione di ramo di uno o due anni, avente gemme preferibilmente a legno, con sezione liscia e circolare, da utilizzare nell'innesto. Il portinnesto o soggetto è la pianta con tronco ed apparato radicale su cui eseguire un innesto. Per innestare bastano pochissimi arnesi: un coltellino da innesti, una forbice da pota, un seghetto, del mastice per innesti ed il nastro adesivo da elettricista. Esistono altri accessori utili ma la gran parte degli innesti sono eseguibili anche solo con coltellino e nastro adesivo. Ottimi portinnesti sono generalmente costituiti dal "franco". Per franco s'intende una pianta nata da seme. Spesso leggo "selvatico" che costituisce un errore; provo a fare un esempio: un pero selvatico è il perastro, seminando un seme di pera non nascerà un perastro bensì un franco di pero.
    Parlando di metodi di propagazione, quelli clonali (per clonazione) più alla portata di tutti sono la talea, la margotta, la propaggine e l'innesto; quindi con uno di questi quattro metodi di propagazione otterremo qualcosa del tutto identica (anche geneticamente) alla pianta madre. Sulla semina, invece, è da mettere in conto la presenza di alcune variabili che cerco di riassumere così: da due semi, anche se entrambi provenienti dalla medesima pianta, avremo probabilmente due varietà indefinite che si paleseranno in tutto il loro fenotipo solo al raggiungimento della loro maturità sessuale.
    Non è sempre obbligatorio innestare in quanto la ricombinazione genetica data dalla riproduzione da seme spesso riserva ottime sorprese, con frutti addirittura migliori di quelli d'origine del seme; ma solo a volte. Ciò avviene per le ricombinazioni genetiche riassunte dalle tre leggi di Mendel, però il risultato potremo apprezzarlo solo quando la pianta inizierà a produrre i primi frutti. Se volessimo anticipare tale età di un buon 20 % circa andremo ad eseguire un innesto, tecnica che può però avere anche altre motivazioni, ad esempio riprodurre clonalmente una varietà che a noi garba; si innesta su altre varietà per adattarne una ad un terreno ostico utilizzando un portinnesto più vigoroso o più resistente a patologie fungine o a siccità o a ristagni idrici o per avere addirittura un effetto nanizzante con alcuni portinnesti selezionati ad hoc o, ancora, per la resistenza ad alcuni insetti parassiti come avviene ad esempio nella vite (europea innestata su americana) per contrastare gli attacchi di fillossera. Ad esempio un nespolo giapponese innestato su cotogno crescerà con effetto nanizzante ma con frutti molto più saporiti. Inoltre spesso si mettono più varietà sulla stessa pianta per avere una impollinazione incrociata su varietà autosterili (che necessitano quindi di un impollinatore compatibile). Altro motivo può essere quello ornamentale, cito un esempio presente nel mio giardino: ho un pescomandorlo con 5 branche di cui una con pescomandorlo e le altre quattro innestate rispettivamente con albicocco, mandorlo tuono, susino sangue di drago ed ibrido aprikyra; in piena fioritura darà un bel tocco estetico. Altro esempio: innesto 4 varietà diverse di susino su unico portinnesto ed avrò una maturazione a scalare delle diverse varietà, quindi potrò cogliere susine per tutta l'estate ed inoltre avrò impollinazione incrociata che aumenterà la produzione. Con drupe di pesche, albicocche e nespole c'è un'alta probabilità che la pianta nata da seme dia ottimi frutti. Tale probabilità è data dal livello di stabilità genetica del seme, quindi della specie. Le ricombinazioni genetiche cui accennavo sopra sono date da dominanza o recessione di alcuni geni, prevalenza di alleli dentro i geni stessi e rimescolamento con nuovi geni mediante polline di altre piante.
    Comprendere certi meccanismi ci può aiutare a decidere se tentare una semina o una riproduzione clonale. Alcune piante (circa il 5% del mondo vegetale) come ad esempio i Diospyros (kaki) o i Morus alba e nigra (gelsi) o i Citrus (agrumi) hanno l'impollinazione un tantino più complessa e spesso anche assente seppure il fiore produrrà un frutto, per via della poliembrionia; inoltre esiste la riproduzione partenocarpica; vedansi piante monoiche o dioiche o poligamo-dioiche.
    Facciamo solo un veloce accenno sulle compatibilità tra portinnesto e nesto. Spesso sento dire osso con osso e seme con seme, concetto secondo me completamente sbagliato. L'argomento compatibilità è un pò più complesso; è consigliato sperimentare perchè solo col tempo e con la pratica si scoprono compatibilità e incompatibilità e, ancor più spesso, delle compatibilità parziali in cui due varietà "si sopportano" senza deperire.
    Infine un'ultimo dettaglio utile, nella fase esecutiva di un innesto, che farà dedurre quali "lati" delle parti cambiali devono combaciare alla perfezione: la linfa circola verso l'alto nello xylema (legno interno, dalle radici verso le foglie) e, una volta modificata chimicamente dalla fotosintesi clorofilliana, ridiscende nella parte compresa tra gli strati interni del floema (corteccia) e le parti cambiali. Quindi capirete che, ad esempio, in un innesto a gemma, la porzione di corteccia superiore della gemma dovrà essere ben salda al taglio orizzontale di corteccia del portinnesto poichè è proprio in quel punto che avverrà il primo scambio linfatico che favorirà la formazione del callo cicatriziale legando tra loro le due parti cambiali. Ricordo infine che i tessuti vegetali hanno una sorta di polarità, ossia un senso di circolazione linfatica. Se andremo ad innestare una marza invertendo tale senso di circolazione non avremmo alcuna possibilità che i tessuti possano legare.
    Cerco di fugare alcuni dubbi che spesso leggo nei vari commenti: si innesta a grandi linee ed a seconda della zona climatica, a triangolo da gennaio ad aprile sulle drupacee e da febbraio ad aprile sulle pomacee. A spacco da febbraio ad aprile sulle drupacee e da marzo a metà maggio sulle pomacee. A corona da metà febbraio a maggio sulle drupacee e da aprile a maggio sulle pomacee. È però meglio dire che si innesta:
    - a triangolo da poco prima che il portinnesto esca dal riposo vegetativo, quando le sue gemme sono appena mosse;
    - a spacco (spacco inglese semplice, doppio spacco inglese, spacco pieno, spacco diametrale e spacco laterale) da appena le gemme del portinnesto sono in apertura;
    - a corona quando sul portinnesto sono già comparse le nuove foglioline e la pianta è in pieno succhio, quindi quando stacca bene la sua corteccia.
     
    Le marze devono sempre avere le gemme chiuse.
     
    Si innesta inoltre a gemma vegetante su quasi ogni pianta tra giugno e luglio ed a gemma dormiente su quasi ogni pianta tra metà agosto e settembre. Per l'innesto a gemma (dormiente o vegetante) la gemma va prelevata senza la porzione di legno altrimenti sarebbe un innesto a scheggia o a scudetto o alla majorchina e non un innesto a gemma. Le irrigazioni facilitano il distacco della corteccia dal legno. La posizione migliore per innestare a gemma è sul lato della pianta rivolta a settentrione o dove comunque ci sia ombreggiatura che evita la veloce disidratazione della gemma stessa. Le tecniche indicate (gemma, scheggia, scudetto, majorchina) variano in funzione della specie botanica da innestare e dal periodo.
     
    Gli agrumi è meglio innestarli a corona tra aprile e maggio (maggio/giugno in centro italia ma comunque quando le piante sono al massimo della 'spinta') o a gemma tra metà agosto e settembre. Se di piccolo diametro, anche a spacco o doppio spacco inglese tra fine aprile e maggio. Se innestati a corona con tutti i classici accorgimenti, si andrà a chiudere marza d'agrume e punto d'innesto prima con un sacchetto in nylon trasparente e leggermente bucherellato sulla parte bassa e poi con un sacchetto in carta bianca sopra. Dopo circa 40 giorni si potranno rimuovere le protezioni ma ogni 5 o 6 giorni va ispezionato con delicatezza senza danneggiare il punto d'innesto. Il sacchetto in carta bianca serve a coprire i raggi diretti del sole lasciando però passare la luce sufficiente alla vegetazione, il sacchetto in nylon trasparente serve a mantenere una certa umidità per prevenire la disidratazione, i buchetti servono a prevenire eccessiva condensa e conseguenti muffe.
     
    La vite si innesta in più finestre temporali, da adattare alla zona climatica: a doppio spacco inglese e a scheggia tra febbraio e marzo oppure a spacco semplice a giungo o ancora a T-bud e ad occhio tra luglio ed agosto o, ancora, alla maiorchina tra giugno ed agosto o infine ad omega e ad incastro tra ottobre e novembre. Sempre per quanto riguarda la vite è importante avere portinnesto di americana e nesto di europea perchè la fillossera attacca le parti aeree dell'americana e le parti radicali dell'europea, quindi la migliore tecnica d'innesto se non si tratta di sovrinnesto, qualunque si scelga, va eseguita raso suolo. Se invece è sovrinnesto su europea si può eseguire a qualunque altezza.
     
    L’olivo s'innesta preferibilmente a corona ed INDICATIVAMENTE (dipende dalla zona e dall'andamento climatico) tra metà aprile e metà maggio poco prima della fioritura, quando la corteccia si sbuccia bene quindi la pianta deve essere in succhio, prelevando le marze al momento stesso dell'innesto, facendo attenzione che abbiano almeno un occhio (gemma); la temperatura ideale sarebbe tra i 20 ed i 25°C, mentre l'umidità non dovrebbe scendere sotto il 50% ma non è semplice calcolare tutte le variabili. Ovvio che se ci sono o un ritorno di freddo o vento forte caldo è bene rimandare. Ultimamente sull'olivo sta andando di moda l'innesto a trapano (detto anche a foro o a foro passante a seconda delle due varianti); è una tecnica utilizzata sui bonsai con temperatura ed umidità controllate artificialmente. Se proprio si vuole innestare a trapano bisogna prestare attenzione alla profondità in cui si inseriscono le marze ed al diametro del foro, circa mezzo millimetro più stretto del diametro del nesto, facendo combaciare bene le parti cambiali quindi la parte più difficile è calcolare l'esatta profondità.
     
    Il noce si innesta a doppio spacco inglese o a spacco semplice tra marzo ed aprile, a spacco semplice ad aprile, a corona o a zufolo a maggio. Poichè il noce piange molto dai tagli, è consigliabile creare una sorta di "valvola di sfogo" per la linfa, incidendo la corteccia vicino la base del tronco, preferibilmente sul lato esposto a settentrione. In climi caldi si può tentare anche a spacco diametrale tra febbraio e marzo.
     
    Il caco (Diospyros kaki) si innesta su franco di Diospyros kaki o su Diospyros lutus o su Diospyros virginiana utilizzando marze a gemme chiuse e ben ferme prelevate a gennaio e frigoconservate; si innesta verso fine marzo a spacco, verso fine aprile a corona.
     
    Il nespolo giapponese si innesta sul cotogno o su franco di nespolo; innestando su cotogno verrà meno vigoroso ma coi frutti più saporiti. Si innesta subito dopo la fruttificazione, quindi tra maggio e giugno, su tronco ben lignificato usando marza ben lignificata, a doppio spacco inglese o a corona, coprendo con doppio sacchetto.
     
    PERCHÈ..... una marza da innestare deve contenere gemme a legno ?
    1:- alcuni frutti grandi richiedono molte risorse nell'allegagione e nella crescita mentre la marza non ha ancora legato tutti i tessuti al portinnesto ed ha ancora poca circolazione linfatica;
    2- le energie perse per nutrire i frutti potevano essere impiegate per impalcare i primi rami, quindi usando gemme a fiore si possono assaggiare un po' di frutti il primo anno ma se ne perde almeno il 600% il secondo anno rispetto ad una marza con sole gemme a legno;
    3- laddove l'innesto non sia eseguito a regola d'arte e le parti cambiali non combaciano alla perfezione, l'allegagione ha una seppur minima probabilità di riuscita nl caso di sole gemme a legno;
    4- se la marza contiene solo gemme a fiore, non produrrà nè nuovi rami nè nuove gemme per l'anno successivo quindi sarebbe un innesto che dura una sola stagione.
     
    Per agrumi ed ulivo le marze da innestare si prelevano al momento stesso dell'innesto.
     

    QUANDO PRELEVARE LE MARZE

    eccezion fatta per i sempreverdi (agrumi, ulivo, nespolo del Giappone....) le marze vanno prelevate prima dell'entrata in vegetazione, indicativamente in centro Italia nella prima decade di gennaio per le drupacee ed entro metà febbraio per le pomacee, i Diospyros, i Morus, i melograni.
     

    COME SCEGLIERE LE MARZE

    si prelevano le porzioni di ramo utili, vanno bene anche e soprattutto i succhioni; la regola generale è che siano rami di uno o due anni di età, dalla sezione e superficie quanto più regolare possibile, con gemme a legno. Se si è esperti si potrà inserire anche una gemma a fiore in una marza con almeno altre due gemme a legno, pronti però ad eliminare il frutto appena si dovesse notare qualche segno di deperimento. Per frutti piccoli, quali ad esempio i ciliegi, lasciare qualche gemma a fiore non compromette,la buona riuscita dell'innesto.
     

    LA CONSERVAZIONE DELLE MARZE

    Dopo aver prelevato le marze le avvolgo in un panno leggermente inumidito con infuso di camomilla quindi le chiudo in un sacchetto in nylon scuro e le ripongo nel vano verdure del frigorifero.
    PERCHÈ:
    - la camomilla serve a mantenere idratate le marze ed aiuta a prevenire la formazione di muffe
    - il sacchetto in nylon scuro serve ad evitare che le gemme prendano luce
    - nel vano verdure per tenerle ad una temperatura prossima ai 4° C
    Il tutto permetterà una buona conservazione evitando marciumi ma, soprattutto, la precoce apertura delle gemme che dovranno giungere ben chiuse e ferme fino al momento in cui le marze saranno innestate
    VARIANTI:
    le marze per tradizione vengono conservate anche sotto sabbia umida o sotto terra.
     
    Ricordo a tutti che esistono varietà fruttifere autofertili e varietà autosterili. Le autofertili si impollinano con il loro stesso polline mentre per le autosterili serve polline proveniente da varietà impollinatrici a loro compatibili.
     
    Ultima considerazione: nessun innesto è indispensabile ai fini della fruttificazione poichè in natura ogni pianta dioica da frutto farà frutti, anche senza l'intervento umano tant'è che prima della comparsa della specie umana esse si sono sempre propagate da sole tramite i propri semi (quindi con i propri frutti).
     
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